Storia della chiesa parrocchiale di san Giovanni Bosco

La zona in cui sorge l’attuale Parrocchia di san Giovanni Bosco viene chiamata “Pivarada” probabilmente perché in passato era infestata da bisce. E’ in gran parte pianeggiante e si estende lungo il litorale che dalla stazione ferroviaria ( oggi zona porto) porta alla spiaggia.

         Fino a qualche decennio fa  era  sede dei migliori orti che davano ottimi prodotti con cui si approvvigionavano non solo la città di Alghero ma anche i paesi vicini. Grandissima la produzione di pomodori che alimentava una discreta industria di concentrato di pomodoro. L’attuale “via degli Orti” rimane come testimonianza di un recente passato prima che cominciasse il forte sviluppo edilizio del dopoguerra .

GLI INIZI: 1971-1976

         La parrocchia di san Giovanni Bosco sarebbe dovuta nascere già dal novembre del 1969 quando l’allora Amministratore Apostolico della diocesi di Alghero, Mons. Paolo Carta, dopo aver consultato il capitolo dei canonici e i Parroci interessati decise di istituire in Alghero, tre nuove Parrocchie.

         Fino ad allora in città c’erano la Parrocchia di Maria Immacolata (cattedrale), quella della Mercede, quella di san Giuseppe e quella del Rosario. Le parrocchie erette furono tuttavia solo due, quella del SS. Nome di Gesù e quella di san Paolo apostolo.

         Spettò al successivo Amministratore Apostolico, Mons. Francesco Spanedda, con bolla del 28 luglio 1971 operativa dal 1° Ottobre 1971, istituire la nuova Parrocchia di san Giovanni Bosco sottraendo  una parte di territorio alla Parrocchia di Maria Immacolata e a quella di san Giuseppe.

         Nel frattempo, in attesa del Parroco, si provvide a nominare per la nuova Parrocchia un vicario economo che cominciasse a organizzare la comunità individuando anche il luogo in cui potesse esercitare le funzioni liturgiche.

Con bolla del 1° Agosto del 1971 fu nominato vicario economo don Gavino Poddighe, nato a Macomer nel 1932, ordinato sacerdote nel 1956.  Tra gli altri impegni pastorali era stato anche Vice Rettore del Seminario diocesano di Alghero e Direttore dell’Opera Vocazioni Ecclesiastiche.

         Don Gavino cominciò la sua attività, cercò i collaboratori e a chiesa parrocchiale provvisoria fu adibito un magazzino di via Diez, di proprietà del sig. Giovanni Idda che lo concesse in locazione.

Alla fine del 1975 si presentò l’occasione di reperire un locale più idoneo e lo si individuò in un immobile del sig. Tore Delrio, in via Goceano, composto da un salone, che venne adibito a chiesa, da una sala per riunioni, da una sacrestia e da un piccolo ufficio per il Parroco.

         Intanto la Parrocchia, con decreto del Presidente della Repubblica in data 04 febbraio 1976, veniva riconosciuta civilmente. Nello stesso anno il primo Luglio don Gavino Poddighe venne nominato Parroco del nuova Parrocchia che ormai cominciava ad avere una sua fisionomia e un inizio di organizzazione.

DAL CAPANNONE ALLA CHIESA: 1979-1987

         Mons. Giovanni Pes, nuovo vescovo di Alghero e di Bosa dal 1979, diede indubbiamente un impulso notevole nella ricerca di locali più adatti alla nuova Parrocchia mediante continui incontri con i fedeli, con le Autorità, viaggi a Roma e iniziative che potessero supportare l’attività del Parroco.

         Il 4 marzo 1982 tramite scrittura privata fu stipulato un accordo con cui, il sig. Andrea Spanedda, cedeva in locazione alla Diocesi di Alghero 1500 mq. del terreno di sua proprietà, denominato “Aldiacca”, situato tra la via Goceano e Diaz, prospiciente ai locali finora utilizzati.

         Su questo terreno sarebbe sorto un capannone prefabbricato delle dimensioni di m. 25x12x4 e la Parrocchia avrebbe pagato l’affitto del terreno in attesa che fosse  espropriato dall ‘Autorità comunale.

Il capannone fu fornito dalla ditta “P.Z.I.” di Sassari, venne pagato con un cospicuo acconto dalla Curia vescovile  e con le somme raccolte dai fedeli.

Il locale comprendeva oltre alla sala della chiesa, la sacrestia, la sala per le riunioni, l’ufficio e i locali per i servizi igienici.

         L’attività pastorale ebbe allora un forte impulso, oltre che dall’uso dei nuovi locali, anche dalla presenza in Parrocchia delle suore missionarie carmelitane.

         La convenzione stipulata il 15 Ottobre 1983 assegnava alla Parrocchia quattro sorelle missionarie quali collaboratrici nell’attività pastorale con particolare riferimento alla catechesi, all’animazione liturgica, all’assistenza religiosa e alle attività di gruppo alla diretta dipendenza dal Parroco. 

         L’attività pastorale delle suore fu efficace e nei sei anni di permanenza in Parrocchia diedero un notevole impulso alla vita della comunità. Si ricorda con particolare affetto suor Maria de la Vega Ramirez, madre superiora; suor Agata Solas, suor Guadalupe Luengo, suor Pilar Zobos (dalla notevoli capacità canore), suor Teresa Scotti, argentina, e suor Maria Lai, sarda.

         La loro attività ebbe termine nel 1989 a causa del mancato rinnovo della Convenzione dovuto all’impossibilità di avere un numero sufficiente di suore per formare una comunità, lasciando una generale tristezza e nostalgia nel cuore dei Parrocchiani: viene ricordato un po’ da tutti come il miglior periodo nella vita della Parrocchia.

         Nel frattempo fervevano le attività per la costruzione della nuova chiesa e delle opere parrocchiali. Nel 1987 venne approvato il progetto per la costruzione della casa parrocchiale e delle opere.

         Il 7 novembre 1987, Mons. Pes pose solennemente la prima pietra della nuova chiesa dedicata a san Giovanni Bosco, vicino al capannone, nei terreni appartenenti ai signori Andrea Spanedda e Gerolamo Sartore.

LA COSTRUZIONE DELLA NUOVA CHIESA: 1987-1996

         Se già la ricerca di un luogo adeguato per la chiesa e la strutturazione della comunità aveva richiesto grossi sacrifici, in tutto questo periodo fu evidentemente ragguardevole l’impegno e la preoccupazione di don Gavino di condurre a compimento l’opera.

         L’incarico della costruzione fu dato all’ing. Paolo Piras, di Alghero, il quale elaborò vari progetti che vennero poi sottoposti all’attenzione del Vescovo che scelse un progetto raffigurante una tenda di forma circolare, avente un’area coperta di mq. 855, altezza m.6,20, cubatura mc. 6.278.

         L’esecuzione dei lavori fu affidato alle impresa “Edil MO.BI.” di Sassari per il primo lotto; all’impresa di Giovanni Serra di Alghero con la collaborazione del geom. Adriano Grossi per il secondo lotto; per l’impianto elettrico  Antonio Ghilleri e  Balzani Elettroimpianti di Alghero con la collaborazione di RTS Elettroforniture di Alghero. 

         Fu preventivato un costo di 400 milioni per la costruzione della chiesa di cui 50 milioni sarebbero stati raccolti dai fedeli della Parrocchia, 100 milioni dalla Regione sardegna e di 250 milioni dal contributo della Conferenza Episcopale Italiana per le nuove chiese.

         Non mancarono i problemi: in particolar modo la sistemazione della cupola creò grossi inconvenienti  e venne instaurata una causa civile presso il tribunale di Sassari tra il parroco e l’impresa fornitrice di Roma, che poi venne abbandonata. Come capita le spese furono maggiori delle previsioni, ma grazie anche alla generosità dei fedeli e al sostegno dei vescovi  fu possibile terminare la nuova chiesa che venne consacrata il 30 Novembre 1996 dal vescovo Mons. Antonio Vacca con la partecipazione  di Mons. Pes e di Mons. Pisanu, vescovo di Ozieri, alla presenza di numerose autorità civili, militari e di tanti fedeli.

         Una tappa finalmente raggiunta con una chiesa che può accogliere fino a mille persone: è per grandezza la seconda chiesa della città dopo la cattedrale. Ha richiesto il contributo e i sacrifici di tutti e forse la preoccupazione materiale della chiesa fatta di mattoni ha un po’ dirottato le energie dei fedeli ed ha attenuato l’attenzione alla chiesa fatta di persone.

         I problemi tecnici non sono purtroppo  terminati visto che per due volte (nel 2012 e nel 2019) si è reso necessario il risanamento dei pilastri che sorreggono la chiesa: gli elementi climatici possono creare microlesioni in cui l’acqua piovana si infiltra fino a raggiungere il ferro che, purtroppo, al momento della costruzione, non era stato adeguamente ricoperto dal cemento. 

         Pertanto, al fine di evitare il cedimento dei pilastri, a causa della ruggine, si dovrà intervenire almeno ogni dieci anni con interventi mirati al loro ripristino iniziale.

L’impegno tecnico ed economico non è quindi ancora finito ma è un’altra la sfida più difficile che ci attende: costruire una chiesa fatta di persone vive, cementata dall’amore di Dio e dall’amore fraterno.

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